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Gentile
Sig.
Sindaco,
girovagando
per
internet
tra
i
siti
che
trattano
di
Ferrandina
e
soffermandomi
in
particolare
in
quello
istituzionale
del
Suo
Comune,
mi
è
venuta
voglia
di
manifestare
per
Suo
tramite
alla
Città
una
testimonianza
di
attaccamento
alle
origini.
Chi
Le
scrive
è
un
Megale,
oriundo
ferrandinese,
che
cerca
di
mantenere
vivo
il
ricordo
delle
origini
nella
famiglia
e
nei
figli,
come
lui
nati
e
radicati
in
Toscana.
Dopo
molte
generazioni
susseguitesi
in
un
alternarsi
di
Pietro
e
di
Vincenzo,
a
Ferrandina
non
c’è
più
traccia
della
famiglia
Megale.
Le
uniche
testimonianze
concrete
sono
un’iscrizione
sulla
facciata
della
cappella
della
masseria
Il
Castelluccio,
appartenuta
alla
nostra
famiglia
fino
all’epoca
di
mio
nonno
(Pietro
Antonio
Megale
–
Ferrandina
20.09.1870
–
Pisa
05.05.1945),
e
la
citazione
di
un
Francesco
Megale
tra
i
caduti
della
Grande
Guerra,
di
cui
non
siamo
riusciti
a
stabilire
una
linea
di
parentela.
L’ultimo
Megale
nato
a
Ferrandina
è
stato
mio
zio
Vincenzo;
mio
padre
Tommaso,
secondogenito,
è
nato
a
Rivello;
gli
altri
6
sempre
più
lontano.
Risalendo
l’Italia
col
Regio
Catasto,
mio
nonno
approdò
a
Pisa
dove
si
stabilì
definitivamente
e
dove
la
famiglia
mise
radici.
Qualche
traccia
dei
Megale
la
si
dovrebbe
trovare
nel
dna
della
famiglia
Labriola,
di
cui
credo
viva
ancora
a
Ferrandina
un
esponente,
il
Geom.
Leonardo,
nipote
di
una
sorella
di
mio
nonno,
Rosa
Megale,
e
figlio
di
Giovanni
Labriola,
cugino
di
mio
padre,
di
cui
ho
un
ricordo
sbiadito.
Anche
i
Labriola
si
trasferirono
massicciamente
a
Pisa,
ma
dopo
la
generazione
di
mio
padre
si
è
perso
ogni
contatto.
Con
la
mia
generazione
la
famiglia
è
tornata
a
serrare
i
ranghi
e,
seppure
dispersi
in
più
parti
del
mondo,
ci
riuniamo
un
paio
di
volte
all’anno,
con
figli
e
nipoti,
per
non
perderci
di
vista
e
per
riaffermare
la
nostra
identità.
Pensi
che
quando
mio
cugino
Francesco
si
è
sposato,
risposato,
a
Siena,
ha
ingaggiato
un
cuoco
lucano
per
preparare
un
pranzo
a
base
di
piatti
regionali.
Quest’anno,
meno
di
un
mese
fa,
è
accaduto
un
fatto
eccezionale,
da
far
invidia
alla
Carrà.
Dopo
aver
perso
ogni
contatto
per
60
anni
ho
ritrovato
grazie
a
Skype
il
cugino
Pietro,
figlio
dello
zio
Vincenzo
(l’ultimo
dei
ferrandinesi),
e
suo
figlio
(ovviamente)
Vincenzo.
Uno
sta
a
Valencia
e
l’altro
a
Barcellona.
A
gennaio
ci
incontreremo
a
Pisa
in
gran
numero,
per
conoscere
il
cugino
ritrovato
e
riabbracciare
quelli
che
verranno
dall’America.
Io
mi
chiamo
Pier
Gino,
(ovviamente
Pier
sta
per
Pietro),
vivo
a
Livorno
facendo
il
professore
nell’università
di
Pisa.
Ho
due
figli,
Carolina
e
Tommaso,
che
ho
portato
a
Ferrandina
un
paio
di
volte
a
gustare
un
Sospiro
ed
a
vedere
il
Castelluccio.
In
una
fioriera
accanto
alla
porta
della
cucina
ho
un
fico
d’india
rigoglioso,
figlio
di
quelli
che
corrono
lungo
l’accesso
al
Castelluccio,
un
regalo
di
mia
sorella
che
ci
ricorda
quotidianamente
da
dove
veniamo.
Per
queste
festività
e
per
festeggiare
il
ritrovamento
di
Pietro
ho
mandato
ai
cugini
questa
antologia
di
vecchie
e
nuove
foto.
Se
vorrà
dargli
un’occhiata
vi
troverà
5
generazioni
tra
ferrandinesi
ed
oriundi.
La
ringrazio
per
l’attenzione,
mi
scuso
per
la
verbosità
ed
auguro
a
Lei,
ai
Suoi
Cari
ed
a
tutti
i
concittadini
un
avvenire,
a
partire
dal
2009,
pieno
di
soddisfazioni
e
successi.
Pier
Gino
Megale
27.12.2008
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