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 "ll diavolo va in convento" di Padre Carlo Palestina (Prefazione di Raffaele Ricchiuti)

“IL DIAVOLO VA IN CONVENTO”
di Padre Carlo PALESTINA


Prefazione

Il lettore sia avvertito! Le pagine che s’appresta a leggere hanno tutte le caratteristiche per risultare affascinanti, coinvolgenti, realistiche ma anche fuori da ogni canovaccio di autoreferenzialità, di conformismo, di clericalismo!

Indigeste al fariseismo dei cosiddetti benpensanti, la cultura veramente libera ne potrà ammirare la fedele ricostruzione storico-ambientale dall’inizio dell’era fascista sino ai giorni nostri, attraverso la vita vissuta - e che vita! – del nostro amato concittadino Padre Carlo Palestina, votato al “Francescanesimo” da uno struggente viaggio in corriera che avvierà il “diavolo verso il convento”. 

Desidero esprimere da subito la massima gratitudine al nostro frate “grande” che, infrangendo ogni tabù, ha dato un senso diverso, nuovo, mirabile alla sua importante e defatigante missione: col nobile intento di servire la verità e fornire un messaggio di speranza alle nuove generazioni (“massimo rispetto al temperamento di un ragazzo che deve essere plasmato ma non piegato”).

L’impresa è di quelle che generano fibrillazioni e fanno volare la fantasia dei ricordi: senza intenti moralistici o scandalistici ma unicamente per capire (ammesso che sia possibile) quello che avviene in una delle più misteriose galassie terrene.

D’altronde l’opera sembra essere, in vari aspetti e risvolti, il giornale di bordo di un cronista che nel ventesimo secolo ha navigato sulle rotte della conventualità, incrociando ammiragli in feluca e corsari, tonache lunghe con bottoniera rossa benedicenti i vascelli in partenza e in arrivo, salvo sostenere che “solo per caso” si trovavano sul molo o in plancia……

Sappia il lettore che, a parte qualche toccante ricostruzione, il narrato è vibrante, si sviluppa attraverso il trascorrere inesorabile del tempo e delle esperienze con intrecci tra sacralità e laicismo.

Padre Carlo ci regala lo spaccato della sua vita con l’incalzare degli eventi che sembrano travolgerlo ed invece è lui che li governa, determinandone di sovente l’esito.

Il suo animo rimane sempre permeato della vitalità di “via Cassola”, del suo capobanda, di colui che con il suo ardire, le sue intuizioni, la sua determinazione riusciva a sconfiggere le altre bande rionali di ragazzi, abituati alle privazioni della povertà ma fieri ed orgogliosi dello stare insieme e di condividere, solidarizzando comunque e nonostante tutto, gioie e dolori.

La tempra forte ed irresistibile del carattere lo aiutano ad uscire a testa alta, da “vincitore”, in un percorso irto di difficoltà, incognite, amare solitudini, sorprese, delusioni, speranze, struggenti nostalgie, il tutto sempre affrontato con la schiena diritta, impossibile a piegarsi.

E tanto ha significato per lui la inflessibile severità di papà Mariano le cui “cinghiate” ed i cui rigori ha sempre condiviso con l’amato fratello Pierino, il tutto sempre mitigato dal conforto e dal sollievo del cuore di mamma!

Il suo è stato, lo è tuttora, lo sarà, un apostolato del buon esempio, della forza della propria fede e delle proprie convinzioni: un esempio maestoso soprattutto per i ragazzi e per i giovani.

Nel contempo un aiuto estremo per tutti i sofferenti, i bisognosi, i diversi!

Ha sempre seguito la sua vocazione con la logica  della gratuità e del dono di sé, respingendo qualsiasi tentazione di interesse immediato e non tenendo mai il conto del dare e dell’avere ma solo condividendo le esperienze di fede vissuta.

La sua spasmodica ricerca di individuare i bisogni ed i ragionevoli desideri personali e collettivi e  l’impegno profuso nel tentare di soddisfarli con prontezza, ne fanno un paladino del volontariato religioso.

Costantemente ha privilegiato il colloquio quotidiano per comunicare e condividere sentimenti, pensieri, desideri, frustrazioni, esperienze, situazioni di vita, fatti avvenuti, sempre però con discrezione  e senza invadenza della sfera altrui, con amabilità, rispetto e rigore insieme.

Il suo è un messaggio di amore, di fiducia nella vita, di autostima per i valori della persona umana: ha educato con il dialogo e con lo stare volentieri insieme. Ha usato amorevolezza ma anche coerenza e fermezza, facendo osservare regole ragionevoli. Ha sostenuto i giovani con l’aiuto necessario e gratificante e con incoraggiamenti decisivi ma ricordando loro che anch’essi hanno bisogno di donare, rendersi utili, servire, costruire, essere creativi, aprirsi all’amicizia, all’altruismo, alla generosità.

Ferrandina è orgogliosa di poter annoverare Padre Carlo fra i suoi nobili figli.

Raffaele Ricchiuti

Sindaco di Ferrandina

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