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“IL
DIAVOLO
VA
IN
CONVENTO”
di
Padre
Carlo
PALESTINA
Prefazione
Il
lettore
sia
avvertito!
Le
pagine
che
s’appresta
a
leggere
hanno
tutte
le
caratteristiche
per
risultare
affascinanti,
coinvolgenti,
realistiche
ma
anche
fuori
da
ogni
canovaccio
di
autoreferenzialità,
di
conformismo,
di
clericalismo!
Indigeste
al
fariseismo
dei
cosiddetti
benpensanti,
la
cultura
veramente
libera
ne
potrà
ammirare
la
fedele
ricostruzione
storico-ambientale
dall’inizio
dell’era
fascista
sino
ai
giorni
nostri,
attraverso
la
vita
vissuta
-
e
che
vita!
–
del
nostro
amato
concittadino
Padre
Carlo
Palestina,
votato
al
“Francescanesimo”
da
uno
struggente
viaggio
in
corriera
che
avvierà
il
“diavolo
verso
il
convento”.
Desidero
esprimere
da
subito
la
massima
gratitudine
al
nostro
frate
“grande”
che,
infrangendo
ogni
tabù,
ha
dato
un
senso
diverso,
nuovo,
mirabile
alla
sua
importante
e
defatigante
missione:
col
nobile
intento
di
servire
la
verità
e
fornire
un
messaggio
di
speranza
alle
nuove
generazioni
(“massimo
rispetto
al
temperamento
di
un
ragazzo
che
deve
essere
plasmato
ma
non
piegato”).
L’impresa
è
di
quelle
che
generano
fibrillazioni
e
fanno
volare
la
fantasia
dei
ricordi:
senza
intenti
moralistici
o
scandalistici
ma
unicamente
per
capire
(ammesso
che
sia
possibile)
quello
che
avviene
in
una
delle
più
misteriose
galassie
terrene.
D’altronde
l’opera
sembra
essere,
in
vari
aspetti
e
risvolti,
il
giornale
di
bordo
di
un
cronista
che
nel
ventesimo
secolo
ha
navigato
sulle
rotte
della
conventualità,
incrociando
ammiragli
in
feluca
e
corsari,
tonache
lunghe
con
bottoniera
rossa
benedicenti
i
vascelli
in
partenza
e
in
arrivo,
salvo
sostenere
che
“solo
per
caso”
si
trovavano
sul
molo
o
in
plancia……
Sappia
il
lettore
che,
a
parte
qualche
toccante
ricostruzione,
il
narrato
è
vibrante,
si
sviluppa
attraverso
il
trascorrere
inesorabile
del
tempo
e
delle
esperienze
con
intrecci
tra
sacralità
e
laicismo.
Padre
Carlo
ci
regala
lo
spaccato
della
sua
vita
con
l’incalzare
degli
eventi
che
sembrano
travolgerlo
ed
invece
è
lui
che
li
governa,
determinandone
di
sovente
l’esito.
Il
suo
animo
rimane
sempre
permeato
della
vitalità
di
“via
Cassola”,
del
suo
capobanda,
di
colui
che
con
il
suo
ardire,
le
sue
intuizioni,
la
sua
determinazione
riusciva
a
sconfiggere
le
altre
bande
rionali
di
ragazzi,
abituati
alle
privazioni
della
povertà
ma
fieri
ed
orgogliosi
dello
stare
insieme
e
di
condividere,
solidarizzando
comunque
e
nonostante
tutto,
gioie
e
dolori.
La
tempra
forte
ed
irresistibile
del
carattere
lo
aiutano
ad
uscire
a
testa
alta,
da
“vincitore”,
in
un
percorso
irto
di
difficoltà,
incognite,
amare
solitudini,
sorprese,
delusioni,
speranze,
struggenti
nostalgie,
il
tutto
sempre
affrontato
con
la
schiena
diritta,
impossibile
a
piegarsi.
E
tanto
ha
significato
per
lui
la
inflessibile
severità
di
papà
Mariano
le
cui
“cinghiate”
ed
i
cui
rigori
ha
sempre
condiviso
con
l’amato
fratello
Pierino,
il
tutto
sempre
mitigato
dal
conforto
e
dal
sollievo
del
cuore
di
mamma!
Il
suo
è
stato,
lo
è
tuttora,
lo
sarà,
un
apostolato
del
buon
esempio,
della
forza
della
propria
fede
e
delle
proprie
convinzioni:
un
esempio
maestoso
soprattutto
per
i
ragazzi
e
per
i
giovani.
Nel
contempo
un
aiuto
estremo
per
tutti
i
sofferenti,
i
bisognosi,
i
diversi!
Ha
sempre
seguito
la
sua
vocazione
con
la
logica
della
gratuità
e
del
dono
di
sé,
respingendo
qualsiasi
tentazione
di
interesse
immediato
e
non
tenendo
mai
il
conto
del
dare
e
dell’avere
ma
solo
condividendo
le
esperienze
di
fede
vissuta.
La
sua
spasmodica
ricerca
di
individuare
i
bisogni
ed
i
ragionevoli
desideri
personali
e
collettivi
e
l’impegno
profuso
nel
tentare
di
soddisfarli
con
prontezza,
ne
fanno
un
paladino
del
volontariato
religioso.
Costantemente
ha
privilegiato
il
colloquio
quotidiano
per
comunicare
e
condividere
sentimenti,
pensieri,
desideri,
frustrazioni,
esperienze,
situazioni
di
vita,
fatti
avvenuti,
sempre
però
con
discrezione
e
senza
invadenza
della
sfera
altrui,
con
amabilità,
rispetto
e
rigore
insieme.
Il
suo
è
un
messaggio
di
amore,
di
fiducia
nella
vita,
di
autostima
per
i
valori
della
persona
umana:
ha
educato
con
il
dialogo
e
con
lo
stare
volentieri
insieme.
Ha
usato
amorevolezza
ma
anche
coerenza
e
fermezza,
facendo
osservare
regole
ragionevoli.
Ha
sostenuto
i
giovani
con
l’aiuto
necessario
e
gratificante
e
con
incoraggiamenti
decisivi
ma
ricordando
loro
che
anch’essi
hanno
bisogno
di
donare,
rendersi
utili,
servire,
costruire,
essere
creativi,
aprirsi
all’amicizia,
all’altruismo,
alla
generosità.
Ferrandina
è
orgogliosa
di
poter
annoverare
Padre
Carlo
fra
i
suoi
nobili
figli.
Raffaele
Ricchiuti
Sindaco
di
Ferrandina
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